top
logo

Chi è online

Abbiamo 37 visitatori e nessun utente online

Generale

A-IMG_8566

Il grande cortile conserverà, per sempre, i vostri dolcissimi segreti...


C-IMG_8628              

                 ...  e i vostri occhi che cercano l'azzurro...


D-IMG_9253

                                         ... e le vostre palle gialle lanciate verso il cielo, quasi a giocare insieme a lui...


E-SCUOLA-APERTA

     ... e la vostra capacità di essere attenti nei momenti giusti...

                                             

F-IMG_1091

                                                    ...e la vostra gioia di tornare a casa dopo aver imparato come sia bello il mondo!

foto aerea della scuola


“L'idea di questa casa è 
di cooperare al bene pubblico con l'istruzione e l'educazione”


(Regole 1855)

 

 

 

 

 

 

 

Caterina e Giuditta Cittadini: madri per educare

 

 

 

Le due benemerite sorelle Catterina e Giuditta Cittadini, trasferite in Somasca, aprirono una scuola comunale per l’istruzione civile, morale e religiosa delle fanciulle. Il bene che ne derivava da una tale occupazione, sostenuta unicamente dal sentimento di carità, onde formar fanciulle utili alle famiglie ed alla società, fece ben presto fiorire la loro scuola(Testi delle Origini).

1-IMG_9995

Caterina, chiusa nel suo abito quasi regale, simbolo di fede, ascolta la sorella e con una mano tocca dolcemente sulla spalla la bambina per accoglierla sotto la sua protezione.

 

Giuditta, avvolta in un abito che pare volare, fissa la sorella con sguardo penetrante; la sua dolcezza è nelle sue mani: una è sulla spalla di Caterina, quasi a proteggerla, l’altra indica alla giovinetta la nuova strada.

 

L’Istituto “Caterina Cittadini” di Ponte San Pietro -BG- è gestito dalle Suore Orsoline di Somasca, congregazione voluta da due sorelle maestre, Caterina e Giuditta Cittadini, per attuare l’azione apostolico-educativa dell’istruire e dell’educare:
 

L’idea di questa casa è di cooperare al bene pubblico con l’istruzione e l'educazione. Fine di somma eccellenza, poiché dalla cristiana educazione dipende specialmente il bene spirituale e temporale non solo delle fanciulle, ma ancora delle famiglie, nelle quali sono chiamate a far parte Regole 1855.

 
26-INAUGURAZIONE-IMG_0145

 

Le due sorelle dialogano: “Educare con cuore di madre sarà il nostro sogno, il nostro progetto, perché per noi i bambini sono preziosi come il “sangue” di Gesù: sono il suo filo rosso…”.

Le due sorelle nascono a Bergamo: Caterina Cittadini il 28 settembre 1801 e Giuditta il 19 luglio 1803. Ancora bambine rimangono sole: il papà se ne era andato da tempo, forse in guerra: di lui non si saprà più niente e la mamma era morta per fatica e per dolore. Per questo, nel 1808 la loro estrema solitudine trova rifugio nel grande orfanotrofio del Conventino di Bergamo, istituzione laicale di assistenza e beneficienza. Vi passano la loro infanzia e parte della lo­ro giovinezza.

 

Nel 1822 lasciano il Conventino con il diploma di maestra elementare: Caterina ha quasi 22 anni e Giuditta 20. Caterina trova subito lavoro come maestra nella scuola comunale a Somasca. Giuditta se­gue le bambine che non trovano accoglienza nella scuola comunale.

 

Le due sorelle, che hanno provato la tristezza e l’abbando­no, sanno come sia importante ricevere “educazione”. Per questo “inventano” una “casa di educazione” secondo i de­sideri del loro cuore: istruire ed educare, con “cuore di madre”, le fanciulle. In questa loro casa di educazione mettono una scuola privata con educandato ed orfanotrofio, di cui è di­rettrice Giuditta; Caterina continua invece ad insegnare nel­la scuola elementare comunale.

 

Caterina e Giuditta sono molto ubbidienti alla famiglia di Dio Trinità; gui­date da Lui scoprono la loro vocazione: il progetto di vita per il loro “viaggio” sul pianeta Terra. Con gioia, impegno e sacrificio imparano a “giocare” bene la loro vita.

 

Intanto alle due sorelle si uniscono altre compagne e, insie­me, vivono il “progetto” di Dio senza rendersi pienamente conto dell’importanza dell'opera che avevano iniziato.

 

Don Giuseppe Brena, che le aveva conosciute sin da bam­bine al Conventino, con senso profetico, in seguito alla loro richiesta di entrare in una casa religiosa per diventare suore maestre ed educatrici, dice loro che lì, a Somasca, esse sa­rebbero state le pietre fondamentali di una nuova "famiglia” voluta da Dio. E fu così che esse, con tanta umiltà, fon­darono la famiglia delle Suore Orsoline di San Girolamo in Somasca.

Giuditta muore il 24 luglio 1840.

 

Caterina rimane sola dav­vero. Piange tanto, ma non come quelli che non hanno speranza. Lei e Giuditta hanno uno sposo speciale che si chiama Cristo Gesù e di Lui, lei, Caterina, continua a fidarsi.

 

Per vivere fedele a Lui e per educare tante bambine e gio­vani scrive, per lei e per le sue compagne, un libro, la “Re­gola di vita”: tra quelle pagine, Caterina ferma, per sempre , quanto con Giuditta aveva vissuto per circa vent'anni.

 

Il libro delle regole di Caterina e Giuditta sono attuali ancora oggi ed illuminano il cuore di ogni ragazza che decide di vivere come suora Orsolina di Somasca a ser­vizio dei bambini, dei giovani e delle famiglie. Caterina muore il 5 maggio 1857 mentre attende, nella speranza, che il vescovo della Chiesa di Bergamo approvi la sua "piccola famiglia religiosa”. Solo dopo la sua morte, il 14 di­cembre dello stesso anno, il vescovo di Bergamo, monsi­gnor Pietro Luigi Speranza, scriverà che la famiglia creata da Caterina e Giuditta è bella anche se è povera e che Dio è molto contento dell’amore che hanno avuto per le bambine, le giovani e le loro famiglie.

 

Le Orsoline di Somasca continuano, nella storia del tempo, il desiderio delle due sorelle, cioè il loro carisma: il dono che Dio avevo loro fatto. Lavorano, a loro esempio, anche gratuitamente­, per la cultura, cioè per l’educazione cristiana, l’istruzione e la promozione umana delle bambine e dei bambini, delle gio­vani e dei giovani.

 

4-SARCOFAGO-CATERINA 3-RESTI-CATERINA

Caterina, nella Casa di Somasca, continua a parlare di educazione. Da qui e dal cielo ci protegge tutti.

Giuditta è profumo di primavera e alito di vento... del suo corpo, infatti, non è stato conservato nulla.

Di lei ci rimane il suo essere vissuta tra le sue alunne con «cuore di madre» «facendosi tutta a tutti e a ciascuna in particolare»

 

 

 

 

 

 

 

 

 



   togliere



I principi ispiratori e la carta pedagogica

 
 
 

Le Cittadini, nel realizzare il loro progetto di vita, scelsero di educare con “cuore di madre”. Istruirono e educarono guardando e imitando Cristo Gesù e al suo donarsi per l’umanità “fino allo spargimento di tutto il suo sangue”. Lasciano scritto nella loro Carta pedagogica che è necessario accostarsi ad ogni persona con “umiltà e mansuetudine”:book_regole

 

 

“Le amino tutte senza differenze e parzialità, diportandosi con esse, non con l’autorità di superiore, ma con cuore di madri . Sieno fedeli nella custodia di quelle anime che nostro Signore ha riscattato col suo sangue e che affida alla loro cura come un prezioso tesoro”  (Regole 1855).

 

 

 

 Raccomandano, ad ogni educatrice che si impegna a continuare nelle scuole il loro mandato, alcune “cure” per bene educare e che si possono così sintetizzare:

 

1.  curare la persona di ogni bambino/a come prezioso tesoro;

 

2.  usare la pedagogia di Cristo Gesù, Maestro e Redentore, che si fa “umile” è “mansueto” fino allo “spargimento di tutto il suo sangue preziosissimo”;

 

3.  stimare e credere nelle possibilità di ogni bambino/a;

 

4.  educare ed istruire con mezzi adatti, secondo l’ “età”, le “capacità”, l’ “indole”, le “condizioni” di ogni bambino/a;

 

5.  amare ugualmente tutti, “senza distinzione” di nascita o di ricchezza;  

 

6. educare alle virtù della “sincerità, obbedienza, semplicità, amore, purezza, sacrificio...”;

 

7.  offrire, come prima azione educativa, la propria condotta in modo che essa, da sola, sia “specchio di virtù”;

 

8.  educare presentandosi “non con l’autorità di superiore, ma con cuore di madri”: quali “vere madri in Cristo”.

 

5-IMG_0002

La bambina è creatura pura e ingenua e le linee rigide del suo abito, simbolo del non sapere, le impediscono di essere libera e di conoscere quanto la circonda; il suo volto è alla ricerca della verità…


 

 

 

La giovinetta veste un abito semplice, lineare, ma forte, simbolo di purezza e di cultura; le mani, con le dita aperte, cercano un momentaneo appoggio, nell’ncertezza del passo da compiere, ma lo sguardo è aperto alla libertà del suo futuro…
2-IMG_0001

bottom
top

Calendario avvisi/eventi

Ottobre 2021
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31

bottom